“Viviamo, di solito, con il nostro essere ridotto al minimo; la maggior parte delle nostre facoltà resta addormentata, riposando sull'abitudine, che sa quel che c'è da fare e non ha bisogno di loro”.
(M. Proust)
A proposito di abitudini, non basta distinguere quelle buone, che evidentemente è bene praticare il più possibile.. da quelle cattive, che devono essere in tutti i modi evitate.
Bisogna infatti tener conto anche del fatto che esistono dei comportamenti abitudinari che, pur senza essere “cattivi”, possono comunque costituire una insidia per il proprio benessere interiore qualora diventino delle consuetudini vissute come se si stesse innestando una sorta di pilota automatico che, sapendo quel che c'è da fare, esenta dalla fatica di dover pensare troppo a ciò che si sta facendo.
Il problema sta nel fatto che... riposandosi sulla comodità garantita dagli schemi abitudinari... un po' alla volta si fanno addormentare le facoltà normalmente richieste per agire con consapevolezza, attenzione, spontaneità... anziché per mera abitudine.
Così, per scongiurare il rischio di questo addormentamento, è bene includere nei propri esercizi spirituali anche l'impegno a contrastare l'eventuale tendenza ad abbandonarsi passivamente a tali automatismi, che intorpidiscono la vitalità della propria mente e, in generale, delle proprie umane facoltà.