mercoledì 17 luglio 2019

Ci sono dei momenti nella tua vita...

« Ci sono dei momenti nella tua vita in cui devi fare silenzio, dentro e intorno a te, per metterti in ascolto del Tutto e di tutti. 
Oggi sono pochi quelli che hanno la carità di saper ascoltare: si preferisce parlare e predicare, anche per dire niente o il falso.» 
(Swami Roberto)

Questa frase di Swami mi fa pensare all’ “Esicasmo” (dal termine greco hesychía, che significa “silenzio, quiete, tranquillità”), un tipo di preghiera celebrato dai Padri del deserto (IV sec.), con la quale questi antichi monaci cristiani ricercavano quella pace interiore che a molti oggi pare irraggiungibile, a causa della rumorosa e caotica frenesia dei tempi moderni.
In realtà non è tanto il caos che ci disturba dall'esterno, quanto invece i rumori “molesti” che possono eventualmente provenire dall'interiorità... ad allontanarci dal “deserto”, in questo caso benefico, del silenzio interiore.
Pertanto, per poter creare anche nella nostra vita delle piccole o grandi “oasi” di pace nelle quali poter praticare “la carità di saper ascoltare” di cui parla Swami... dobbiamo innanzitutto prendere la decisione di far cessare quel chiasso che è sovente provocato dall'invadenza della parte più egoistica e presuntuosa di noi, che di starsene in silenzio, e di ascoltare, non ne ha proprio nessuna voglia.

giovedì 11 luglio 2019

Ancora oltre...

Dagli anni trascorsi sui banchi di scuola, mi giunge il ricordo del mio primo incontro con il “sabato del villaggio” di Leopardi, che allora come oggi mi fa pensare alle disillusioni a cui vanno incontro i “sabati” delle umane aspettative, quando sono orientati verso le mete insoddisfacenti offerte dal mondo.
Nella vita, può capitare un po' a tutti di trovarsi a sperimentare come ciò che si può umanamente raggiungere... dopo essere stato raggiunto lascia spazio al bisogno di un “qualcosa” che vada ancora oltre.
Questa insoddisfazione, è un po' come un indice puntato verso quell'orizzonte trascendente... che è la sola “domenica” capace di appagare le aspettative del nostro spirito.

lunedì 8 luglio 2019

Chi trova me...



La divina Sapienza ci dice: “Chi trova me trova la vita e ottiene il favore del Signore” (Bibbia, Pr 8,35)

mercoledì 3 luglio 2019

Immissari... ed emissari

Sin dall'antichità, i popoli stanziati nella terra attraversata dal Giordano hanno attribuito dei significati simbolici alla presenza vitale di questo fiume, ed oggi ne prendo a prestito uno che, adattato alla prospettiva cristiana, può illustrare anche queste celebri parole rivolte da Gesù ai suoi discepoli: “Come io ho amato voi, anche voi amatevi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
L'attuazione di questo “comandamento dell'amore” trova infatti una rappresentazione metaforica nelle caratteristiche del lago di Galilea, rispetto al quale il fiume Giordano (che può simboleggiare l'Amore divino) è prima l'immissario che vi entra colmandolo di vita, e poi è anche l'emissario che ne esce, portando vita in tutti i territori successivamente bagnati dalle sue acque.
Analogamente, il discepolo di Cristo è colui che sa farsi alimentare dal suo divino Amore, per ridistribuirlo poi al suo prossimo... ben lungi dal significato simbolico evocato invece dal Mar Morto, il quale fa evaporare infruttuosamente la forza vitale ricevuta perché trattiene in sé le acque del Giordano, anziché ridistribuirle.

P.S. - Nel mio blog “Sui sentieri del Vangelo di Giovanni”, puoi vedere il post Gv 13,34

venerdì 28 giugno 2019

Sbagliando si impara, ma...

« Sbagliando si impara. Ma chi impara soltanto dalle proprie esperienze... ha intrapreso la via più lunga. Sigh! »
(Swami Roberto)

Nel corso della propria vita... chi per imparare si affida unicamente all'esperienza corre il rischio di non imparare “in tempo”, come per esempio ricorda un proverbio persiano : “L’esperienza è un pettine, che la natura dà agli uomini quando sono calvi”.
Per non essere tra questi “ritardatari”, anziché contare solo sull’esperienza conviene darsi da fare per imboccare la “scorciatoia” della Conoscenza... ma, evidentemente, questa scorciatoia bisogna innanzitutto trovarla... come a me è successo, non appena gli insegnamenti di Swami me l’hanno fatta riconoscere.

lunedì 24 giugno 2019

Operatori di pace

Pur se molti oggi la intendono unicamente nel senso di “assenza di guerra”, biblicamente la parola “pace” ha un significato molto più ampio: l'originario termine ebraico “shalòm” designa infatti lo stato di benessere e di pienezza di vita che si instaura in coloro che sanno essere amici di Dio disponendosi interiormente alla benevolenza, alla giustizia, al dialogo, alla solidarietà.
Questi “semi” della pace crescono e producono frutto soltanto in coloro che sanno preparare il “terreno” adatto,  lavorando pazientemente per emendarsi “dentro”.
Pertanto, bisogna innanzitutto liberarsi da tutto ciò che è in contraddizione con questa pace-shalòm, per imboccare la via che porta a far parte degli “operatori di pace” (Mt 5,9) ai quali il Cristo rivolge una delle sue celebri beatitudini.

giovedì 13 giugno 2019

In ogni cellula...

“Colui che dimora nella terra, e tuttavia è differente dalla terra...
Colui che dimora nell'acqua, e tuttavia è differente dall'acqua...
Colui che dimora nel vento, e tuttavia è differente dal vento...”

Questa antica Upanishad (BU III,7,3-7)*, che riconosce la presenza del Divino “IN” ogni elemento del cosmo, continua poi ripetendo la stessa affermazione per il fuoco, il cielo, ecc. … oltre che per gli “esseri viventi” nei quali Dio è presente pur essendo “diverso da tutti gli esseri”  (BU III,7,15)... a sottolineare quel principio che, per esempio, è riconoscibile anche nel celebre mantra sanscrito "Ang Sang Wahe Guru", che significa “In ogni cellula del mio corpo e in tutto il mio essere, Dio è lì”.
Coloro che, in Occidente, fanno fatica a conciliare questo principio di Onnipresenza divina con il messaggio cristiano, farebbero bene a tener conto dei concetti teologici cristiani-ramirici di cui vi ho parlato nel post “Cristo… Vita cosmica”.

* Brhadāranyaka-upanisad

lunedì 10 giugno 2019

La fede deve fare i conti con la tua natura umana...

Tra i vari ostacoli che si possono incontrare nella vita, ce ne sono alcuni che diventano difficili da superare non per una loro intrinseca difficoltà, quanto invece per la pesantezza con la quale ci si trova ad affrontarli, tant'è vero che... un po' come accade ad una mongolfiera libera di volare nel cielo dopo essere stata scaricata dalle zavorre...  quando ci si alleggerisce dal peso di preoccupazioni e sfiducia si possono oltrepassare delle barriere che prima sembravano bloccare il percorso.
Tenere "accesa" la propria fede, è il modo più rapido per riuscirci.

« La fede deve fare i conti con la tua natura umana, sovente pessimista, passiva e fatta di abitudini.
Il pessimismo è il campanello d’allarme che indica una
fede vacillante.
Fermati e interrogati sulla tua devozione:
“È autentica, oppure no?”.
Abbandonati fra le braccia di Dio, piuttosto che fra quelle dei tuoi dubbi.
Ti “arricchirai” del Soprannaturale, e la tua fede vincerà
il limite della tua fragile natura umana.»
(Swami Roberto)

martedì 4 giugno 2019

Va' dalla formica...

« Va’ dalla formica, o pigro, guarda le sue abitudini e diventa saggio. Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone, eppure d'estate si provvede il vitto, al tempo della mietitura accumula il cibo.» (Pv 6,6-8)

Questo biblico invito all'operosità esorta a combattere la pigrizia materiale… ma un ulteriore nemico spirituale può subdolamente nascondersi in chi è magari solerte sul piano delle azioni, senza però esserlo altrettanto sul piano della “vivacità” di pensiero.
Per “diventare saggi”, l’operosità della formica va dunque presa ad esempio anche per preservare dalla pigrizia mentale la propria capacità di riflettere, approfondire conoscere.
A tale riguardo, il mio “tempo della mietitura” io lo vivo di Darshan in Darshan quando... come una formica :-) … faccio provvista del “cibo” delle divine informazioni che assicurano la vita della mia anima.


lunedì 27 maggio 2019

L'iride della speranza

In una classica metafora agostiniana, una vita “orfana” della speranza è presentata come la superficie grigia e spenta di un lago in un giorno nuvoloso.
Il ritorno del sole trasforma completamente quello specchio d'acqua, vivificandolo in un iride di colori che trasmettono “vita” a chiunque lo osservi.
Ecco cosa accade a chi riaccoglie in sé la speranza: la sua esistenza si riaccende di colori che, “di riflesso”, si trasmettono anche alle persone che ne fanno parte.
E’ questo uno dei modi nei quali la Luce di Swami ravviva tante vite.

mercoledì 22 maggio 2019

Il Soprannaturale... "colto sul fatto"

La trascendenza di Dio e il mondo di quaggiù sarebbero rimaste per me due dimensioni distanti, se in Swami non avessi “colto sul fatto” il Soprannaturale in azione, e il Divino Amore personificato.
E' guardando a Lui che vedo l'orizzonte dell'Oltre, che fa incontrare il “Cielo” e la “terra” della mia vita.

venerdì 17 maggio 2019

Per un amico fedele...

« Per un amico fedele non c'è prezzo, non c'è peso per il suo valore » 
(Sir 6,15)

Tutti sanno che “chi trova un amico trova un tesoro”, mentre non tutti tengono in considerazione quel che per esempio Plutarco, filosofo greco antico, esprimeva così: “Non ho bisogno di un amico che cambia quando cambio e che annuisce quando annuisco; la mia ombra lo fa molto meglio”.
Ben lungi dall’essere passivamente accondiscendente, la fedeltà dell’amico “che non ha prezzo” è quella che, ogni volta che serve, sa anche mostrarci i nostri errori per metterci nella condizione di poterli correggere.
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martedì 7 maggio 2019

Saggia vigilanza

“Cerca di essere il portinaio del tuo cuore, non lasciare entrare nessun pensiero senza interrogarlo”, scriveva Evagrio Pontico - uno di quei “Padri del deserto” che nel IV secolo dettero il via alla tradizione del monachesimo cristiano - e questo suo consiglio appare più che mai attuale visto che, tra i tanti pensieri che i moderni mezzi di comunicazione riversano nella vita di chiunque, ci sono anche dei “lupi travestiti da agnelli”, sotto forma per esempio di quegli slogans subdolamente razzisti e violenti che si diffondono nei social, e che attendono di “divorare” il buon senso di quei disattenti che li fanno entrare nella “casa” del proprio cuore “senza interrogarli”.
E’ pertanto fondamentale la vigilanza a cui fa riferimento questo antico monaco cristiano, la quale è peraltro un principio “trasversale”, di cui si trova per esempio riscontro anche in questo brano proveniente dalla tradizione orientale:
“Gli sciocchi sono dediti alla distrazione, gente di poco intendimento! 
Il Saggio, invece, custodisce l’attenzione come la ricchezza [più] preziosa.” (Dhammapada, Cap.II, 26)

venerdì 3 maggio 2019

Il tempo...

« Il tempo sprecato è quello vissuto senza dargli un senso, un valore, o peggio quello impiegato per fare il male… anche attraverso il banale ma distruttivo pettegolezzo, sia a voce che su Facebook.»
(Swami Roberto)


Dalla Divina Commedia del grande poeta Dante Alighieri, proviene la frase ormai divenuta proverbiale: “Il perder tempo a chi più sa più spiace” (Purgatorio III,78).
Ma cosa significa “perdere tempo”? La logica materialistica-economica lo interpreta nel senso che chi perde tempo perde denaro… mentre, nella “logica” di Dio, perdere tempo significa sprecare le opportunità che ci sono concesse per esprimere bontà e compassione, e dunque per risvegliare l’amore che siamo.
E’ in questa prospettiva che possiamo leggere anche un proverbio africano: “Chi sciupa del tempo deruba sé stesso”.


martedì 23 aprile 2019

Splendida è la misericordia...

« Splendida è la misericordia nel momento della tribolazione, come le nubi apportatrici di pioggia nel tempo della siccità.»
(Sir 35,26)

Questa immagine biblica paragona l'umana capacità di essere compassionevoli nei confronti del prossimo... ai vitali benefici portati dalla pioggia sulla natura assetata.
Come ci indica il termine “misericordia” [dal latino “miséreo” (ho pietà) e “cordis” (cuore)], per portare un analogo sollievo al nostro prossimo bisogna che le sue necessità ci tocchino “dentro”, smuovendo a compassione il nostro cuore.
E’ infatti da lì, e non certo dalla “superficie” del nostro modo di essere, che proviene la benefica “pioggia” misericordiosa che può dissetare l’animo altrui.


sabato 20 aprile 2019

Resurrezione interiore

Derivando dal greco páscha (usato nella Bibbia dei Settanta per tradurre l'ebraico pésah, che significa “passaggio”), la parola “Pasqua” ricorda etimologicamente il passaggio dalla morte alla vita, insito nella Resurrezione di Gesù.
Un passaggio vitale è anche quello vissuto da quanti accolgono in sé il Cristo, facendo emergere... dal “fango” degli umani limiti... il “fiore di loto” della propria resurrezione interiore.
Nel mio caso, questo fiore cominciò a dischiudersi non appena mi rivolsi verso la Luce spirituale di Swami, come vi raccontai anche nel post “9 aprile dell’anno 30”.



P.S. - Riguardo al tema “pasquale” della “resurrezione interiore”, puoi vedere anche il post “Il fiore di loto”

martedì 16 aprile 2019

La vera bontà

Si narra nel Talmud babilonese che Hillel, uno dei più importanti rabbini dell'epoca di Cristo, un giorno fu interpellato da un pagano che gli chiese di poter conoscere rapidamente... nel tempo in cui avrebbe potuto star ritto su una gamba sola... qual era la fondamentale regola da seguire per convertirsi alla sua religione.
Il rabbino dette questa risposta: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te: questa è tutta la Torah. Il resto è commento.” (Talmud babilonese, Shabbath 31a).

giovedì 11 aprile 2019

Un grande Grazie

Il Sacro Darshan di martedì 9 aprile 2019
(E-mail inviatami da Garance Pastrie)

Di tutto cuore desideriamo ringraziare Swami Roberto e voi tutti Ramia, che ci avete offerto questo momento indimenticabile dove tutti noi abbiamo potuto augurare a Swami un gioioso compleanno e testimoniarGli tutta la gioia e l'amore che proviamo alla sua presenza.

martedì 9 aprile 2019

Con tutta la mia devozione...


Con tutta la mia devozione mi inchino a Te, mio unico Maestro, 
che apri i miei occhi alla Luce di Dio, 
e al tuo splendore di bontà in questa terra.
Buon compleanno Swami

venerdì 5 aprile 2019

Benedetto l'uomo...

« Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia.
Egli è come un albero piantato lungo l'acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi; nell'anno della siccità non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti.»
(Geremia 17,7-8)

Per essere questo albero, io ho dovuto prima trovare la mia “sorgente di acqua viva” che oggi, Darshan dopo Darshan, abbevera le mie radici spirituali.

lunedì 1 aprile 2019

Dio non guarda...

« Dio non guarda quanto tempo dedichi alla pratica del culto, ma osserva piuttosto quanto Amore sei! Per Lui, per te stesso e per tutti.
Amare è il culto a Dio più gradito, perché è l’unico che non s’interrompe mai, come il tempo. Tutto passa, solo la Carità resta in Eterno.»
(Swami Roberto)

Queste parole di Swami mi fanno oggi ricordare un apologo della tradizione religiosa dei Chassidim: “Uno che consacra tutto il suo tempo allo studio della Torah, ma omette di servire il Signore, è come una biblioteca, piena di buoni libri che nessuno legge. La biblioteca è qui e i libri sono là, ma tutto ciò non serve a nessuno”.
Analogamente, neanche lo zelo nella pratica religiosa può sostituire il sommo valore spirituale della carità concretamente vissuta: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35)

mercoledì 27 marzo 2019

“Chi pensa al prossimo, al suo ben s'approssima”

Un principio spirituale estremamente semplice, ma non da tutti tenuto in considerazione, è così sintetizzato da un detto popolare toscano: “Chi pensa al prossimo, al suo ben s'approssima”.
Per conseguenza – come osservava per esempio anche lo scrittore A.Manzoni - “Si dovrebbe pensare più a far bene, che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio”.
Ebbene sì... chi fa del bene agli altri fa del bene a se stesso.

domenica 24 marzo 2019

Anche oggi...


Anche oggi Swami ha fatto alla mia anima
ciò che la primavera sta facendo alla natura.

mercoledì 20 marzo 2019

Sapienza nascosta e tesoro invisibile...

« Sapienza nascosta e tesoro invisibile: a che servono l’una e l’altro? 
Meglio l’uomo che nasconde la sua stoltezza di quello che nasconde la sua sapienza.»
(Siracide 20,30-31)

Chi avrebbe delle cose sensate da dire al prossimo, ma senza un buon motivo preferisce starsene in silenzio, elude una sua responsabilità spirituale.
Per mettere in evidenza la gravità di questa omissione, che spesso è una forma di egoistica comodità mascherata da modestia, il sapiente biblico usa un efficace paragone: coloro che tengono nascosta la propria sapienza diventano addirittura peggio di quanti tengono nascosta la propria ignoranza i quali, almeno in questo, si dimostrano meno stolti di loro.

giovedì 14 marzo 2019

Come il seme di baobab

Tra le frasi di benedizione che nella tradizione orale africana sono trasmesse di padre in figlio, ce n'è una che dice: “possa la tua azione avere un effetto paragonabile a quello del seme di baobab”.
La maestosità di questa pianta, che si “sprigiona” da un piccolo seme, mi fa oggi “visualizzare” l’immensità che scaturisce dal “seme” divino della nostra coscienza spirituale, soprattutto quando sappiamo “fertilizzarla” con la fede che “sposta le montagne” (Mc 11,23).