Tra i vari miracoli di guarigione raccontati nei Vangeli, c'è quello che si verifica ai bordi della piscina di Betzatà, a Gerusalemme, dove Gesù guarisce un infermo al quale poco dopo rivolge questa frase:“Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio” (Gv 5,14).
Per comprendere compiutamente il significato di queste parole è necessario osservare con uno sguardo d'insieme l'avvenimento (cf. Gv 5,1-18)[*], che l'evangelista inizia a raccontare parlando di un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici che si trovano ai bordi di una piscina, chiamata in ebraico Betzatà.
A causa delle loro infermità queste persone sono escluse dal Tempio e, proprio mentre si svolge la festa dei Giudei, sono come abbandonate a sé stesse... cosicché tale circostanza evoca, “in sottofondo”, le ripetute e vibranti invettive dei profeti che nei secoli precedenti avevano tuonato contro il comportamento delle guide religiose “ufficiali”, che trascuravano il popolo sofferente [**].
Nel contesto della folla di malati che giacciono ai bordi della piscina, l'evangelista porta la nostra attenzione su un uomo la cui malattia si protrae da ben trentotto anni.
Nel suo senso letterale questa precisazione mette in rilievo le “dimensioni” del miracolo che Gesù sta per compiere... ma nella lettura simbolica questo numero richiama anche i “trentotto anni” (Dt 2,14) durante i quali il popolo guidato da Mosè, dopo l'uscita dall'Egitto, aveva dovuto errare nel deserto senza poter entrare nella Terra Promessa... a causa del fatto che non aveva dato ascolto alla voce di Dio (cf. Nm 14,22).
Anche quest'uomo ha dovuto “errabondare” per trentotto anni nel deserto della malattia senza poter entrare nella “terra promessa” della guarigione... ma Gesù... vedendolo giacere... gli dice: vuoi guarire? (Gv 5,6).
In un primo momento l’infermo risponde: Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita (Gv 5,7), perché lui credeva... così come credevano anche gli altri ammalati che si trovavano in quel luogo... che l'eventuale movimento dell'acqua avrebbe segnalato l'intervento di un angelo del Signore che, per l'appunto, avrebbe smosso l'acqua della piscina affinché il primo ad entrarvi dopo questo segno, potesse guarire da qualsiasi malattia fosse affetto.
Gesù allora dice a quell'uomo infermo: "alzati, prendi la tua barella e cammina... e sull'istante quell'uomo guarì" (Gv 5,8-9).
Eccoci dunque giunti al momento nel quale possiamo osservare da vicino la frase di Gesù dalla quale siamo partiti:
Dopo l'immediata guarigione... e il successivo incontro con alcuni Giudei ai quali non è in grado di dire chi l'abbia guarito (cf. Gv 5,11-12)... quell'uomo miracolato si reca nel Tempio... dove reincontra Gesù, che ora lo ammonisce dicendogli: “Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio”.
Quando lui ancora si trovava insieme agli altri infermi ai bordi della piscina di Betzatà, era stato il Cristo a prendere l'iniziativa di guarirlo, chiedendogli “soltanto” di ascoltare il Suo invito ad alzarsi… ma adesso che quell'uomo, tornando nel Tempio, potrebbe anche “riconsegnarsi” proprio alle guide religiose che lo avevano emarginato... Gesù gli rivolge delle parole che evidentemente lo mettono di fronte alla sua responsabilità spirituale.
La guarigione miracolosa che Gesù gli ha donato sul piano della vita fisica è infatti il “segno” del dono ancora più grande che Lui gli ha donato sul piano interiore... e dunque la minaccia di un male peggiore va riferita all'eventualità che questo dono spirituale sia sprecato da quell'uomo miracolato, a causa di una condotta di vita “peccaminosa”, ovvero interiormente sbagliata... non solo perché ancora legata al suo passato modo di essere, ma anche perché ancora legata alla sua passata mentalità religiosa, che invece deve essere superata per poter accogliere la nuova Luce spirituale che gli è offerta dall'incontro con Gesù.
A tale riguardo, è significativo osservare come, subito dopo l'incontro nel Tempio, quell'uomo disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo (cf Gv 5,15), dando così piena testimonianza del Miracolo ricevuto.
Alla luce di tutti questi aspetti, la frase perché non ti accada qualcosa di peggio si manifesta dunque nel suo evidente significato karmico [a] nel senso che... per quell'uomo miracolato... la possibilità di evitare tale peggio dipende dalla sua volontà di non sprecare l'opportunità concessagli dalla Misericordia divina di “girare pagina” rispetto al suo passato... “rinascendo” interiormente e facendosi testimone del Miracolo ricevuto [b].
Ieri come oggi... è infatti “rispondendo” con il cambiamento interiore e la testimonianza, che si accoglie per davvero la Grazia Divina.
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P.S. - Nel Dizionario tematico del mio blog “Un mio viaggio nel Soprannaturale sulle impronte di Swami Roberto”, puoi seguire una pista di approfondimento della peculiare concezione cristiana-ramirica di Karma [a] e una pista di riflessione che parte dal termine Miracolo [b].
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Note:
[*] Nel mio blog “Sui sentieri del Vangelo di Giovanni”, puoi ulteriormente approfondire il messaggio spirituale custodito in questo brano: “Gv 5,1-18 Guarigione di un infermo alla piscina di Betzatà”.
[**] Basti pensare per esempio ad Ezechiele, quando scriveva che i pastori d'Israele “pascono se stessi!”, rivolgendo loro questo ammonimento: “non
avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non
avete fasciato quelle ferite,non avete riportato le disperse” (cfr. Ez 34,1-4).
Questa
è la realtà simbolicamente richiamata anche dall’evangelista Giovanni,
il quale osserva come la piscina di Betzatà brulichi di infermi proprio
mentre le autorità religiose, incuranti di loro, sono impegnate a
celebrare la festa dei Giudei.
