« Su mille uomini, qualcuno appena si sforza di raggiungere la perfezione, e tra questi che si sforzano per raggiungerla, qualcuno appena mi conosce nella mia vera natura ».
Questo passo della Bhagavadgītā (VII,3) evidenzia una realtà religiosa trasversale che, per esempio, in ambito cristiano può essere riconosciuta anche nel versetto del Vangelo di Matteo che custodisce queste parole di Gesù:
“Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano.
Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Mt 7,13-14).
Per entrare per questa porta stretta, bisogna innanzitutto riuscire a trovare il cammino spirituale che permetta di imboccare un effettivo percorso di crescita interiore... anziché limitarsi ad una pratica religiosa abitudinaria ed esteriore, conformata alla comodità del “così fan tutti”.
Poi, una volta trovato il proprio cammino di elevazione spirituale, bisogna anche riuscire a condurre con perseveranza la lotta interiore che si rende necessaria per correggere le proprie incongruenze e per affrontare i propri difetti e limiti, al fine di superarli.
Nella misura in cui si riesce in questo intento... facendo tutto il possibile per “eclissare” il proprio io orgoglioso ed egoista... il “Sole” di Dio irradia la Luce che rischiara il cammino e aiuta a superare le asperità che karmicamente si è chiamati ad affrontare, per riuscire ad avanzare sulla “via angusta che conduce alla vita” spirituale.