martedì 10 maggio 2016

Questione vitale

Sollecitato da un dialogo che ho avuto la scorsa settimana con una signora interessata agli argomenti biblici, riporto oggi nel mio diario un sunto di quel che le ho detto riguardo ad un argomento "vitale"... già a partire dal fatto che si riferisce alla parola Vita (in greco zōē) scritta da Giovanni all'inizio del suo Vangelo.
Dopo aver sintetizzato alla mia interlocutrice una fondamentale premessa evidenziata dagli attuali studi esegetici sul testo biblico (Vedi "Gv 1,3-4, nota esegetica")... ho cominciato a parlarle del 4° versetto del Vangelo di Giovanni nella sua formulazione più corretta, ovvero quella esattamente corrispondente a ciò che l'evangelista ha effettivamente scritto: "[In] Ciò che è stato fatto, in questo Egli [il Logos] era la vita, e la vita era la luce degli uomini" (Gv 1,4)...
Qui di seguito riassumo ciò che le ho poi detto, a partire dall'osservazione di un primo fondamentale aspetto: la stesura originale di questo versetto (contenente anche le parole evidenziate in rosso, di solito attribuite al versetto precedente) mostra un significato sensibilmente diverso rispetto alla traduzione corrente, cioè "In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini".

Nelle parole scritte in origine dall'evangelista, il Logos divino, cioè il Cristo, viene infatti messo in risalto come “la Vita” presente  "[In] Ciò che è stato fatto"... e questo concetto costituisce una biblica "eco" di ciò che Swami Roberto insegna sin dai suoi primi anni di vita... ovvero che il Cristo, il Logos divino, è la Vita... ed è ovunque... “In ciò che è stato fatto” ovvero in ciò che è stato “partorito” da Dio in questa dimensione... come ebbi già modo di dirvi nel post "Cristo... Vita cosmica".

Poi, esiste anche un altro aspetto di questa “vitale questione":
Per avvicinarmici... faccio un "balzo" nella pagina del Vangelo di Giovanni in cui Gesù dice ai Giudei:
"Abramo vostro padre esultò a vedere il mio giorno"
...
e loro gli rispondono  "Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?"(Gv 8,56.57).
Questa reazione dei Giudei appare normale, considerando quanto era  inconcepibile per loro l'idea che Gesù fosse il Verbo che sin dal principio “era presso Dio”(Gv 1,1 ) ... cioè che Lui, essendo coeterno al Padre, fosse il Cristo "preesistente" al tempo nel quale loro stavano vivendo.
Però... questo concetto a-temporale del Cristo-Logos, che costituisce una delle peculiarità del Vangelo di Giovanni, oltre ad essere inconcepibile per i Giudei... era anche assente, per fare un esempio, dalle tradizioni cristiane confluite nei Vangeli sinottici, i quali non menzionano il concetto del Verbo preesistente.

All'interno dei quattro Vangeli "canonici" esisteva infatti una rilevante differenziazione... relativa peraltro anche ad altri importanti aspetti... tant'è vero che oggigiorno gli studiosi della comunità internazionale sottolineano una realtà che in passato è stata lungamente negata (se non "nascosta") dalle Chiese cristiane "tradizionali" :
Successivamente alla crocifissione e resurrezione di Gesù non esisteva un solo cristianesimo... come si è creduto per secoli... bensì un “cespuglio” di cristianesimi diversi, assai differenziati tra di loro... che facevano riferimento a Vangeli diversi (compresi quelli che alcuni secoli dopo furono chiamati “apocrifi”, ma che in origine non erano considerati tali).
Tra questi Vangeli, a quello di Giovanni si deve la "novità" di questo concetto... la co-eternità del Logos-Cristo con il Padre... che fu poi ripreso dai primi pensatori e "Padri della Chiesa" per le loro elaborazioni teologiche.

Ebbene... l'osservazione di questo aspetto cristologico fa emergere una “discrepanza” a tutt'oggi esistente:
Mentre infatti questo primo “gradino” che differenziava il Vangelo di Giovanni rispetto al resto della cristianità del suo tempo, è stato poi superato... ed il concetto del "Verbo preesistente" è diventato patrimonio teologico generalmente condiviso... la stragrande maggioranza dei cristiani di oggi non ha invece ancora scalato il secondo “gradino”, che è costituito proprio dalla "questione vitale" affrontata in questo mio post.

Mi riferisco a quanti credono che il Verbo-Cristo, in quanto coeterno al Padre, sia effettivamente "pre" e "post-esistente" rispetto a qualsiasi punto del tempo... ma poi non Lo considerano altrettanto divinamente illimitato rispetto allo spazio, e dunque si trovano a malpartito di fronte a questo concetto espresso dall'evangelista Giovanni "[In] Ciò che è stato fatto, in questo Egli [il Logos] era la vita" (Gv 1,4).
Invece... il Pensiero cristiano ramirico mi permette di leggere queste parole del Vangelo nel loro significato più naturale : Cristo è la Vita... presente nell'ovunque di questa dimensione.
Questo è infatti ciò che Swami Roberto insegna, sin da bambino.



P.S. - In fondo... a ben pensarci... la reazione dei Giudei di ieri, che consideravano inconcepibile il fatto che Gesù affermasse "Abramo vostro padre esultò a vedere il mio giorno"(Gv 8,56)... non era poi cosi' differente dalla reazione di quanti oggi considerano inconcepibile la realtà del Cristo presente in ogni forma di Vita.



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